Gli elefanti africani, la vita difficile di una specie in pericolo di estinzione: ecco le strategie per tutelarli e la situazione nello Zimbabwe.

La tutela degli elefanti africani è estremamente complessa. A fare chiarezza sul perché le strategie per la conservazione di questi animali sono più complicate che mai è un libro scritto da Gianni Bauce, Il destino degli elefanti. Declino, conservazione e futuro del gigante della savana africana, edito da Infinito Edizioni. La complessa forma di comunicazione degli elefanti rende ancora più difficili le strategie di conservazione e gestione della popolazione di elefanti africani (Loxodonta africana).
Tutelare gli elefanti africani, una specie in pericolo di estinzione in tutti i paesi tranne che nello Zimbabwe
Gianni Bauce, guida professionista di safari e autore del libro Il destino degli elefanti, spiega che questi animali sono “dotati di grande intelligenza, utilizzano regolarmente la trasmissione culturale, perciò bisogna tenere conto, per esempio, che se si cerca di spostare alcuni esemplari da una zona all’altra si rischierà di fallire, perché un elefante sa come tornare nella zona che considera casa”. Bauce spiega che “nel cercare di tenerli lontani da campi coltivati e zone abitate, si deve considerare il messaggio che il branco passerà al suo interno e ad altri gruppi sulle strategie di dissuasione messe in atto dall’uomo. La locuzione comune di “memoria d’elefante” è una banalizzazione della capacità di questi animali di ritenere informazioni, elaborarle, trasmetterle ai propri simili e usarle per difendersi e reagire ai pericoli”.

Gli elefanti, seppur fisicamente distinti e lontani dalla nostra famiglia di primati, condividono con i primati un sistema sociale sofisticato e capacità cognitive vicine a quelle degli esseri umani. A rivelarlo è uno studio pubblicato di recente su Communications Biology, dove si legge che gli elefanti comunicano con i loro simili attraverso una vasta gamma di vocalizzi e gesti, che cambiano non soltanto a seconda del messaggio da veicolare e del ruolo nel branco dell’interlocutore, ma anche in considerazione dell’attenzione che quest’ultimo presta loro.
Come ricorda Bauce nel libro, i branchi del parco nazionale di Gorongosa, in Mozambico, quasi azzerati durante la guerra civile negli anni 80-90, quando i guerriglieri li cacciavano per finanziarsi con la vendita di avorio, anche adesso che sono protetti dal governo, che vorrebbe guadagnare dal turismo dei safari, non si lasciano avvicinare e si nascondono, perché ricordano e si tramandano la terribile esperienza con l’uomo. L’autore del libro spiega che la “questione degli elefanti in Africa è un paradosso complicato, con una situazione di drammatico declino in alcune zone del continente e di una pericolosa sovrappopolazione in altre. Lo Zimbabwe, per esempio, da tempo discute di ridurre il numero di elefanti sul suo territorio, non escludendo anche il loro abbattimento”.

La minaccia antropica per gli elefanti
Non soltanto gli elefanti sono stati decimati dalla caccia per l’avorio, ma la distruzione dei loro habitat e l’interruzione di alcuni corridoi di spostamento naturali ha fatto di questi formidabili erbivori rappresentano la principale minaccia per questa specie. Pur seguendo una dieta vegetariana diversificata, gli elefanti selezionano accuratamente il cibo a disposizione in relazione alle esigenze fisiologiche, alla stagione, alla disponibilità di acqua. Bauce spiega che questa “selettività determina una forte sofferenza quando particolari risorse di cui esso necessita non sono più disponibili, o si riducono drasticamente. Inoltre, ha la capacità di modificare pesantemente l’ambiente in cui vive, tanto da essersi guadagnato l’appellativo di architetto ecologico, perché grazie alla sua mole apre sentieri nella boscaglia più fitta, dei quali beneficiano altre specie animali per spostarsi e raggiungere le fonti d’acqua, non ultimo, l’uomo, il quale non solo ha utilizzato i sentieri degli elefanti per risalire altopiani, superare rilievi o raggiungere fiumi, ma li ha addirittura implementati, modificando l’ambiente e creando le condizioni per il fiorire della biodiversità, ma allo stesso tempo, se fa tutto questo in un’area ristretta può ridurla a un deserto”.
La continua e inarrestabile espansione urbana in Asia e il bracconaggio in Africa sono tra le principali minacce per gli animali selvatici e tra le cause che maggiormente portano gli elefanti a trovarsi a stretto contatto con gli esseri umani. La realizzazione di campi coltivati e villaggi comporta una perdita di habitat naturale, con l’abbattimento delle foreste e la riduzione dello spazio in cui gli elefanti asiatici vivono.
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Proprio questa è una delle ragioni che ha determinato un forte calo nella popolazione degli animali considerati come i più pesanti del mondo: gli elefanti, inseriti tra le specie in pericolo di estinzione nella Lista rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (nota in inglese con la sigla IUCN).
I numeri della popolazione di elefanti
Fino a duecento anni fa, gli elefanti in Africa erano più di dieci milioni, ma nessuno lamentava la loro sovrappopolazione. Bauce osserva che due secoli fa, infatti, “c’erano spazio e risorse per tutti; poi qualcosa si è guastato e le risorse e gli spazi non sono più stati sufficienti. È innegabile che, in tempi recenti, gli elefanti in Zimbabwe e Botswana sono aumentati oltre la soglia di sostenibilità ed è necessario elaborare strategie di contenimento della loro popolazione. Quali soluzioni adottare però va deciso sulla base di informazioni scientifiche e non sull’onda dell’emotività. Gli elefanti non sono numeri, e va ricordato, comunque, che i circa 650.000 elefanti rimasti sul Pianeta rappresentano ben poca cosa al confronto degli otto miliardi e oltre di esseri umani”.

Gli elefanti, come altre specie africane quali i rinoceronti, sono minacciati dai bracconieri. Esistono, per fortuna, numerose associazioni impegnate nella salvaguardia di questi animali. L’African Parks, che gestisce ventidue aree protette e collabora con dodici governi africani, ha acquistato ad esempio il più grande allevamento di rinoceronti in cattività esistente al mondo, il Platinum Rhino, salvando così gli animali, che erano stati messi all’asta, da una morte certa per mano dei bracconieri che sicuramente avrebbero riscattato l’azienda. La caccia di frodo, l’uccisione dei rinoceronti e il traffico dei loro corni sono un problema presente da sempre: il bracconaggio di questi animali ha afflitto l’Africa e l’India per decenni, portando a un’estinzione quasi totale della specie.
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Informazioni sugli elefanti
Gli Elephantidae (secondo la classificazione di Gray del 1821) sono una famiglia di mammiferi dotati di proboscide che comprende tre specie viventi, comunemente note come elefanti: l’elefante asiatico (Elephas maximus), l’elefante africano di savana (Loxodonta africana) e l’elefante africano di foresta (Loxodonta cyclotis). L’elefante asiatico, ad esempio, ha una struttura complessiva simile a quella dell’elefante africano, ma con alcune differenze morfologiche: oltre alle minori dimensioni, sono evidenti le differenze nella forma del cranio e la minore dimensione delle orecchie.
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Le differenze tra le specie di elefanti odierni riguardano le proboscidi. Gli elefanti africani hanno due “dita” sulla punta della proboscide per afferrare gli oggetti, anche di piccole dimensioni, con movimenti molto fini e precisi per animali che possono raggiungere un’altezza di quasi 4 metri e un peso intorno alle 10 tonnellate. Gli elefanti asiatici hanno invece un solo “dito”, per questo anziché afferrare gli oggetti pinzandoli li avvolgono con la proboscide stessa. (di Elisabetta Guglielmi)